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Diario di bordo di Francesca alle Pontine

Un pontone alle Pontine su Afrodite

Diario di bordo di Francesca Damiani

 

Venerdì 27 ottobre

Verso le 14.00 partiamo da Ancona io, Marco (Ingio) e Rita: il sole sbuca dalla foschia ed il tempo promette bene. Breve pic-nic in autogrill: panini birra ed assaggio finale  di dolci fatti in casa con l’aggiunta di un buon caffè. Ammiriamo le montagne e i paesaggi d’Abruzzo che a me ricordano le intrepide avventure condivise con gli amici del CAI di Pesaro. Dopo il raccordo di Roma fatichiamo un pochino ad imboccare la strada giusta per Nettuno, nostra meta per l’imbarco.

Nel frattempo Ingio si tiene in costante contatto telefonico con lo skipper Michele per confrontarsi sui rispettivi tempi di arrivo a destinazione e stabilire la divisione dei compiti per disbrigo delle pratiche di check-in, verifica strumenti e costituzione della cambusa.

Finalmente verso le sei del pomeriggio siamo a Nettuno, attraversiamo il centro storico, costeggiando il castello, la fontana (ovviamente con il dio del mare) ed il borgo medioevale che si presenta bello ed animato e raggiungiamo il porto di imbarco: siamo i primi arrivati del nostro equipaggio e dobbiamo darci da fare per la presa in consegna della barca.

Il porto turistico di Nettuno è piuttosto grande e pare che la ns barca Afrodite sia ormeggiata lontano per cui serve un carrello per trasportare i bagagli (aò bello!! cento sacchi di deposito!!).Scopriamo che la ns barca assieme a quella del gruppo dei padovani è invece in  posizione centrale abbastanza vicina ai servizi, mentre sono più penalizzati gli equipaggi delle altre tre barche che sono ormeggiate addirittura in avamporto.

Nel frattempo arrivano da Ferrara lo skipper Michele detto Mighe e l’amico Piero che assieme a Ingio passano in rassegna le strumentazioni di bordo, la dotazione delle attrezzature, provano le accensioni, anticipano i soldi del carburante e della pulizia finale, ecc. Io e Rita visto che si è deciso di fare cambusa domani e di cenare fuori stasera, per renderci in qualche modo utili cerchiamo di capire come si fa ad utilizzare i bagni della marina: ci vuole un pass magnetico, che viene prontamente richiesto  al custode!

Quando tutte le formalità essenziali sono state sbrigate, arrivano dal Veneto Anna, Gianni e Laura e non resta che fare le assegnazioni di cabina. Mighe e Piero da pionieri del mare in dinette, cabina di prua Anna e Gianni,cabina di poppa a sx Rita e Ingio e a dritta io e Laura. (All’inizio c’è stato un po’ di panico perché erano previste altre due persone a bordo e si rischiava di dover dormire nella cuccetta con il letto a castello, praticamente due loculi). Per riassumere siamo otto incluso lo skipper e siamo un equipaggio piuttosto equilibrato: tre veneti, due emiliani e tre marchigiani due coppie e quattro scoppiati!!

Si va a cena in centro in cinque mentre Mighe e Piero, fedele provetto assistente, restano a controllare i congegni di bordo. Decidiamo di mangiare pesce e dopo aver curiosato un po’ sui menu scegliamo il ristorante  “La Torre” che si presenta meno elegante dei primi due visionati ma con un menù comunque interessante ed accessibile. E infatti la scelta è ottima  ed abbondante perché il titolare ci porta continuamente assaggi di ulteriori portate oltre a quelle richieste. Specialità di primo: gli gnocchi allo scoglio e …molte pietanze fatte in casa! (Giusto per futura memoria il ristorante si trova tra il porto e la fontana di col dio Nettuno ed abbiamo speso 25 euro a testa). All’uscita passeggiata entro il borgo medioevale fortificato, cinto da alte mura che sovrastano il porto, munito di torrette di avvistamento, molto animato e suggestivo!

E’ il momento di tornare a bordo di Afrodite per prepararci per la notte. Domani alle 8.00 dobbiamo fare cambusa ed è previsto di salpare verso le 9.00. Io e Laura ci docciamo nei bagni del centro nautico. Rassicurati dal cielo limpido e stellato (io in particolare che temevo freddo e pioggia!) ce ne andiamo a dormire in tutta serenità.

 

Sabato 28 Ottobre

Prima notte discreta: era caldo e quasi tutti hanno russato, me inclusa! Pare che a un certo punto Rita abbia sonoramente rimproverato Ingio di aver bevuto una birra in compagnia prima di andare a dormire pur consapevole del fatto che la birra aumenta i toni del suo russare!! Laura non ha riposato bene e si sveglia con il mal di testa. La giornata è calda e soleggiata. I due cambusieri Rita e Gianni di buona lena escono per la spesa con la lista indicativa di oltremare, i rispettosi e servizievoli marinaretti di equipaggio Ingio e Piero assistono lo skipper, Anna e Laura vanno a fare colazione al bar  della marina, io, tendenzialmente individualista, dopo aver espletato le prime funzioni di cassiera, esco dal porto per andare a fare colazione nella migliore pasticceria del centro: Pasticceria Colasanti (ve la segnalo!). Colazione ottima ed acquisto di cornetti per tutta la ciurma. Al ritorno in barca si crea un piccolo disappunto perché i cambusieri si attardano nelle compre: è un’ora che comprano cibo e vettovaglie, con estrema cura e competenza! Siamo gli ultimi a salpare dopo aver caricato ogni sorta di ben di dio nella stiva ma la spesa promette bene e denota molta attenzione nei nostri confronti!!! Sicuramente c’è un’affinità elettiva tra i componenti dell’equipaggio quella di amare il buon cibo!

Il sole è caldo ed il cielo è azzurro, ma non c’è vento quindi si naviga a motore. Decidiamo di veleggiare solo per un breve tratto al largo dell’isola di Palmarola, abbastanza selvaggia ed esclusiva , che si presenta rocciosa e frastagliata. La roccia è scura di origine vulcanica (basalto?) il profilo dell’isola assomiglia ad un corpo disteso, un profilo del viso,…e anche.. un preservativo pieno, suggerisce qualcuno!!! A dritta abbiamo Palmarola e a sinistra Ponza che si presenta parecchio più grande, con la costa alta e rocce bianche, grigie con sfumature gialle, ocra, marrone chiaro, intervallate da qualche spiaggia solitaria, sicuramente difficile da raggiungere via terra. La vista è incantevole e in mezzo all’acqua ci sono solo le 5 barche della nostra flotta. Il mare è diventato una tavola e si riaccende il motore: lo skipper Mighe è molto tranquillo e si riposa al sole sonnecchiando. I cambusieri  animano un po’ la mattinata organizzando il pranzo: tagliere di vari formaggi prelibati portati appositamente da Gianni accompagnati da ottima mostarda di pere e zafferano, focaccia e pane biologico, puntarelle fresche con acciughe e tonno, vino da intenditori, dolci squisiti e caffè.Dopo aver costeggiato a sx il lato lungo dell’isola di Ponza ammiriamo Punta della Guardia sormontata dal vecchio faro che è il punto più a sud dell’isola e che a ben vedere si potrebbe raggiungere a piedi in passeggiata attraversando un piccolo ponticello ed inerpicandosi su un sentiero a zig-zag sulla sua sommità. (Credo che sarebbe bella come escursione!!).

Risaliamo sull’opposto versante est dell’isola costeggiando i faraglioni ed una conformazione di rocce affioranti chiamate “Le formiche”. Sono quasi le 17.00 e la giornata è semplicemente strepitosa!! Il nostro approdo è ormai vicino. La baia di Ponza sembra una laguna orientale: ci sono faraglioni, scogli di varie forme, anche a forma d’arco, barche ancorate alla fonda e un piccolo porticciolo riparato dove attraccano anche gli aliscafi ed un traghetto Caremar. Anche se ci è stata comunicata la disponibilità dei posti barca dobbiamo aspettare l’ok della guardia costiera per ormeggiare in porto. Intanto arriva l’aliscafo e le barche sono nella baia alla fonda in attesa di entrare in porto. Per animare l’attesa si organizza un eccellente aperitivo di “benvenuti a Ponza” con la gradita visita by tender a remi di Gilberto e…. che vanno girando barca in barca a brindare. Dopo l’happy hour, prendiamo i nostri posti nella marina di Ponza. Il borgo di origine borbonica è arroccato attorno alla baia ed un tunnel separa due distinti raggruppamenti di case. E’ Per i colori caldi delle architetture e per la conformazione della baia è considerato uno degli approdi più belli del mediterraneo. Le case colorate sono disposte in altezza ad anfiteatro, alla sommità del porto c’è  il faro, più in basso c’è la chiesa con una grossa cupola centrale transennata all’esterno, internamente affrescata con colori intensi, prevalente l’azzurro, piena di statue, santi e madonne, molto spagnoleggiante. Assisto a parte della messa cantata. Esco dalla chiesa  tra gli isolani, (anch’io lo sono ma di terra!!)che hanno un accento tra il campano e il laziale. Nel chioschetto delle informazioni consulto la cartina dell’isola e penso che sarebbe bello poterla visitare anche via terra: c’è almeno un’altro paese e si possono fare interessanti passeggiate: un’altra interessante  è  quella di raggiungere a piedi la spiaggia di Chiaia di luna, con il profilo a falce e sormontata da una falesia di oltre 100m color giallo-grigio, che abbiamo già visto dal mare, partendo da qui ed attraversando un tunnel di epoca romana. E poi ancora cale bianche, faraglioni, spiagge, ruderi di resti romani, ma il programma prevede una partenza obbligata domattina alle 8.00 imposta dalle regole della guardia costiera! Dopo la passeggiata veloce nel borgo, con tra l’altro acquisto di peperoncini, cartoline, quaderno di bordo, ecc, si comincia a preparare la cena: in cucina c’è la cambusiera Rita che decide di preparare riso e lenticchie: ottima scelta e piatto gustoso!! Per finale dolcetti locali al limone e all’arancio inzuppati nel Torcolato di Gianni. Mi è piaciuto molto il Torcolato!!! NB: Gianni, se per caso passi ad Ancona portamene una bottiglia!! Dopo cena mi avventuro per una passeggiata notturna al faro: il ripido percorso finisce con un piccolo cimitero a fianco del faro che domina il porto. La serata è serena e nel silenzio il faro illumina a tratti i tetti, una cupola di un palazzo antico, qualche muro diroccato…sembra un presepe con le luci a intermittenza. Proseguendo incontro sul selciato qualcosa che si muove lentamente: guardo meglio perché sono abituata al movimento lento delle tartarughe sotto casa, ma non si tratta di un rospo che tranquillo passeggia indisturbato e pacioccone, visto che qui non c’è traffico e non rischia di rimanere spiaccicato a terra. Tornata al molo noto che il clima si è animato e che stasera gli equipaggi ormeggiati vicini si sono riuniti a scherzare e bere di barca in barca e la nottata prosegue a brindisi e risate fino a tardi. L’importante, dice Rita, è che Ingio non beva birra di nuovo!

 

Domenica 29 ottobre

Grazie all’orario solare di un’ora avanti siamo tutti svegli alle 7.00 (io sono quasi sempre l’ultima!) perché la partenza è alle 8.00 alla volta di Ventotene. Si è infatti preferito ormeggiare due notti a Ventotene  invece che a Ponza per via dell’obbligo di qui di salpare prima del traghetto. Dopo breve consultazione dell’equipaggio afroditiano decidiamo di fare colazione in barca perché c’è tempo sufficiente per riporre le cose prima di salpare. La colazione è gustosa perché siamo riforniti di ogni ben di dio: fette e biscotti gentilini, pane burro e marmellata di casa della mamma di Piero, buon caffè, latte anche di riso, frutta a volontà. I cambusieri hanno pensato a tutto!

Siamo senza vento anche oggi ma la giornata è splendida e calda. Che dire,… sembra estate!! Sulla sommità nord di Ponza avvistiamo l’isolotto di Gavi  ma la nostra direzione è verso sud-sud-est fiancheggiando a sx Zannone. Il cielo è di un azzurro ancora più terso e  quasi subito avvistiamo in lontananza Ventotene, che si presenta più piccola di Ponza. Prima di pranzo visto che si era alzato il  vento abbiamo veleggiato un po’.. poi di nuovo accensione del motore per non arrivare  a destinazione troppo tardi. Rita ci prepara gli spaghetti con pomodoro biologico fresco e cipolla, ma ovviamente non mancano vari antipasti sfiziosi compresi i cannolicchi catalani accompagnati da un brindisi con vino bianco. Propongo di fare una breve sosta per un bagno prima di pranzo ma le altre imbarcazioni stanno andando e non possiamo attardarci. Raggiunta Ventotene  intravediamo nella punta nord dell’isola le passerelle di una zona archeologica: si tratta dell’area di  scavi  di Villa Giulia, una lussuosa residenza romana con terrazze sul mare e piscine termali dove vissero in esilio Giulia la figlia di Augusto, Agrippina e Ottavia, moglie di Nerone. (Su questi scavi  ritornerò alla fine). Proseguendo, raggiungiamo il Porto Nuovo dove dobbiamo approdare ma  ci comunicano via radio che non è ancora possibile entrare prima dell’arrivo del traghetto. Allora si prosegue a costeggiare  l’isola oltrepassando il porto antico di origine romana, il cui imbocco è troppo piccolo per le ns barche e ci dirigiamo di fronte l’isola di S.Stefano (ma non troppo vicino, perché tutto intorno è riserva marina integrale), dove ci affianchiamo alla barca dei padovani per una breve sosta. Assieme agli amici dell’altra barca Ingio Mighe e anch’io -con gli abbondanti spaghetti in corpo- facciamo un bagnetto rinfrescante  e veloce. Che gusto!! L’acqua non è fredda ed è limpidissima!! Ci si doccia con il badebas del capitano, esperienza da veri lupi di mare! Ripartiamo belli temprati alla volta del porto nuovo di Ventotene ed ormeggiamo le barche in gruppo su un pontile mobile quasi tutto a ns disposizione. Scendendo a terra e percorrendo il porto romano che è fiancheggiato da varie grotte adibite a pescheria, diving center, e ristobar, risaliamo la suggestiva scalinata a zig-zag che porta a un  balcone panoramico con la chiesa parrocchiale al centro, dedicata a Santa Candida. Di fronte a noi si ammira l’isola di S.Stefano, sede fino agli anni 60 di un carcere di massima sicurezza dove fra gli altri è stato recluso anche Sandro Pertini. E’ il caso di dire che quest’isola sin dall’antichità ha rappresentato un luogo di confino e segregazione mentre adesso è diventata meta di un turismo non di massa legato al diving, alla vela ed al riposo. Il paese è piccolo, risiedono circa 600 anime in tutta l’isola che può essere attraversata in lunghezza a piedi percorrendo una Via chiamata degli olivi. Il castello nella piazza principale è sede di un museo e del municipio, più avanti all’inizio di Via degli olivi, c’è la vecchia buca di impostazione dove gli  abitanti dell’isola più o meno confinati spedivano le lettere per comunicare con la terraferma. Proseguendo in su ci fermiamo al forno ed è qui che incontriamo un signore molto cordiale e curioso il fornaio dell’isola Gioacchino Aiello. Simpatico ed allegro, ci chiede di dove siamo, vuole sapere come siamo arrivati qua e conoscere i ns programmi. E’ raro che qualcuno giunga nell’isola in barca a vela di questa stagione! Il paese è spopolato, molti si sono già trasferiti in terraferma perché le scuole arrivano fino alle medie. Ci offre un assaggio di dolcetti di mandorle appena sfornati dal figlio; anche moglie e figlia lavorano con lui. Si presenta come cittadino europeo in quanto estimatore del pensiero di Altiero Spinelli che ha conosciuto perché confinato qui durante il fascismo. Una chiacchiera tira l’altra e si assaggiano anche le sfogliatelle ricce e non, che sono notevoli. Acquistiamo un po di dolci e ci diamo appuntamento per l’indomani per un nuova  provvista di pane e focaccia appena sfornati. Proseguiamo fino al belvedere sopra “Parata grande”, ritorniamo indietro e scendendo dalla scalinata scopriamo, oltrepassata una volta, il “Pozzillo”, splendido esempio di architettura settecentesca di grande effetto scenografico, (la baietta con un piccolo approdo mi ricorda Vernazza nelle 5 terre). Un lungo tunnel coperto riporta su all’imboccatura di Via degli Olivi. Ma ci interessa raggiungere il faro situato sopra la bocca del porto romano. Dal mare scendiamo fidandoci della luce della luna verso la peschiera romana, gli scogli di Nave di terra e Nave di fuori: tra i due una piscinetta di  mare, forse scavata dai romani e a destra Cala Nave. Io ed Anna scattiamo qualche foto al mare illuminato dal raggio di luna mentre Gianni brontola che siamo pazze, che è pericoloso, non c’è luce  e si può cadere sugli scogli. Ma noi, Gianni, siamo romantiche e amiche della luna! (Mezza luna per la precisione!).

Stasera ci aspetta la cena comune al ristorante, come consuetudine conviviale dei viaggi Oltremare e c’è una ricciola di 10 Kg circa che il pescivendolo del porto romano sta squamando per noi. Nel frattempo, tornati a bordo si scopre che è saltata la batteria del motore che viene messa sotto carica per capire se il guasto è riparabile da noi. Domani mattina è prevista un’escursione all’isola di S. Stefano con barchino (per via della riserva marina) e guida locale, per cui c’è tutto il tempo di aggiustare il guasto. Gli altri sono già saliti al ristorante l’unico dell’isola che interpellato poteva offrire un pasto il giorno stesso per 40 persone.  Salendo al ristorante sbagliamo posto e i concorrenti che  avevano rifiutato la prenotazione per carenza di cibo ci indirizzano nel posto giusto: qui tutti sanno tutto e noi siamo seguiti con simpatica curiosità nelle ns avventure. Bella tavolata in terrazza panoramica sopra  Cala Nave, menù di pesce: due primi diversi, pesce alla griglia, contorni vari e dolce. Segue brindisi e distribuzione del regalino appositamente scelto da Capitan Secchio che da Ferrara ci sorveglia: uno scaldamani utile per ogni situazione di emergenza freddo! Forse anche lui temeva che prendessimo freddo?

Prima notte a Ventotene, Laura ha le vertigini e continua a sentirsi poco bene, per cui va subito a dormire. Il gruppo giovane si scatena nelle danze latine, qualcuno conversa in  pozzetto e due sirenette accennano qualche passo di baciata prima di andare a cuccia.

 

Lunedì 30 Ottobre (ovvero l’esperienza di sentirsi naufraghi)

Stamattina Gianni e Anna si sono alzati molto presto per andare a fare spesa dal signor Aiello. Laura ha riposato bene e si sente un po meglio, skipper ed assistenti continuano a controllare la situazione batteria. La batteria del motore risulta completamente inservibile mentre quella per le attrezzature di cabina è ben funzionante. Bisogna per forza sostituire la  batteria scarica per poter ripartire. Ritorna il meccanico, siccome la batteria è pronta nel pomeriggio anche lo skipper Mighe può fare l’escursione con noi. Alcuni si sono abbigliati con un tocco di eleganza: stivaletti, cappottini, completino in tinta: una sciccheria!! La barca è piccola, salpa un primo gruppo di gitanti, con il secondo arriverà anche la guida. Il tratto di mare da attraversare è breve, il punto di approdo è solo uno, sormontato da due colonne (una con statua) e facilmente visibile di fronte a noi: ci sono dei gradini nella roccia, un piccolo spiazzo e tutt’intorno alte scogliere a strapiombo sul mare. Si sale su un sentiero lastricato fino alla sommità dove rimangono le architetture diroccate del complesso penitenziario. La giornata è soleggiata e tira un discreto vento che rende la visibilità ottima. Da quassù si possono ammirare le altre isole compresa Ischia ed il golfo di Napoli con il Vesuvio in coppa. Ci sono palme, fichi d’india erbe selvatiche e tre capre che non si vedono.

Arriva la guida e l’altra metà del ns gruppo. Salvatore, la guida è senz’altro il secondo personaggio curioso dell’isola. E’ un buffo ragazzo di Ventotene, piccoletto,  con capelli ricci e rossicci e la faccia curiosa, zainetto in spalla, sandali da mare e pantaloni scavalca fosso. E’ ricercatore autodidatta, appassionato di storia locale e delle vicende del penitenziario, estrae un raccoglitore con schemi e disegni sovrapponibili: quello del Teatro San Carlo di Napoli e del suo amato penitenziario di massima sicurezza che sovrapposti sono identici. Inizialmente in questo sito si sono sperimentate le teorie filosofico-pedagogiche di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), teorico dell’eguaglianza naturale degli uomini. Vennero portati nell’isola i peggiori criminali e donne di malaffare che educati ai principi buonisti roussoiani rimasero tali e quali e l’esperimento fallì miseramente. Entriamo dentro il cortile a ferro di cavallo del penitenziario, le celle disposte a vari livelli come fossero balconate di un anfiteatro prendono aria e luce dall’ampio cortile e l’acustica e la visibilità per i controlli sono perfette. Le cellette individuali al piano terra erano fornite di reparto notte ripiani vari, zona cucina e reparto toilette. Ci mostra foto d’epoca degli interni arredati con ordine ed attrezzati a laboratori di mestieri. Aggiunge notizie sugli ospiti illustri, ad esempio Pertini, che fra i vari carceri è stato recluso in tutto 19 anni perché poco obbediente e remissivo. Poi parla dei tentativi di rivolta e delle evasioni..tutte andate a finir male e del direttore illuminato che aveva tentato il recupero dei reclusi con attività lavorative e sportive. Tutto fallito fino alla decisione di chiusura nel 1965 ed allo stato di abbandono di oggi. L’isola è attualmente per la maggior parte di proprietà privata ma il suo valore stimato è talmente grande che nessuno è interessato a sborsare soldi per il suo recupero. Facciamo il giro della sommità dell’isola ammirando i panorami da tutti i versanti, visitiamo il cimitero ripulito di fresco dal giardiniere e guardiano dell’isola, un signore quasi anziano che vive qua in solitudine. Parla che ti riparla dopo oltre due ore e più si decide di chiamare il barchino perché ritorni a prenderci mentre noi intanto scendiamo all’approdo. Intanto il vento si è alzato ed il mare si è increspato di onde bianche ma il cielo, sempre spendente e nitido, ci ha ingannati. Scesi giù ci accorgiamo che il livello dell’acqua è salito, la corrente è forte e grosse onde si infrangono violentemente sulla piattaforma di approdo. Salvatore sentenzia che non riusciranno ad attraccare perché il mare è troppo mosso, lui è esperto perché oltretutto ha frequentato il nautico di Procida. Infatti il barchino arriva ma non riesce ad ancorarsi e dice Salvatore: “Qua la situazione la devono risolvere loro che ci hanno portato con il mare in queste condizioni!”. Dopo vari tentativi di lancio cime per il fissaggio con Salvatore scalzo (per non sporcare i sandali) sullo scoglio e bagnato fradicio dagli spruzzi violenti delle onde ( a mò di secchiate) che tenta di tirare i cavi, desistono e decidono che torneranno tra un’oretta con i gommoni, che si manovrano più agilmente in queste condizioni. Il gruppo vacanze risale al sole e qualcuno visto che è ora di pranzo comincia a pensare ad acqua e cibo che mancano. Potrebbero almeno portare un po di viveri da lanciare, perché il custode non ha cibo per tutti e a malapena ci da un cartone di bottiglie d’acqua! Io ed Anna continuiamo a fare domande a Salvatore sul carcere e sull’isola, lui ci mostra altre fotografie ed approfondisce le questioni. E’ un po’ arrabbiato per il tempo perso inutilmente e perché siamo stati portati qua da gente inesperta delle condizioni del mare! Il capo gruppo ci comunica che non deve essere fatta nessuna mossa azzardata per salire in barca perché il rischio di cozzare sugli scogli è molto alto! Siamo qua isolati ad aspettar soccorso e sperimentiamo l’isolamento dei naufraghi o meglio dei reclusi!! Dopo vari tentativi, e inventato un ancoraggio speciale, alla fine verso le 16,30 gli scafisti (su una barca e due gommoni) recuperano tutti effettuando vari trasbordi e rientriamo sani e salvi a Ventotene. All’arrivo ci viene offerta camomilla calda perché la maggior parte di noi è bagnata e stanca. E’ stata un’avventura, gli isolani più curiosi ci aspettano al molo, tutto il paese è informato di quel che è successo. Salutiamo e ringraziamo gli scafisti e Salvatore e torniamo in barca a rifocillarci perché l’appetito è tanto!! La passerella del pontile ondeggia parecchio, il vento è molto forte ed il mare è grosso. Riprendono le operazioni di sostituzione della batteria, l’elettrauto completa il suo lavoro è tutto torna ad essere funzionante. Ritorniamo in paese per due chiacchiere con il Sig. Aiello che ci regala le cartoline e ci invita a fargli visita di nuovo domani mattina presto prima di ripartire. Stasera sono tutti rintanati sotto coperta perché c’è vento molto forte e mare mosso. Tutto viene tirato e messo a punto per ridurre i rumori e si decide di andare a letto presto dopo una pasta aglio, olio e peperoncino (locale). Se domani il tempo continuerà a peggiorare sarà meglio dirigersi verso la costa  del Circeo per navigare più protetti, questo è il consiglio di Capitan Secchio che ci sorveglia da lontano.

 

Martedì 31 ottobre

Notte rumorosa e mossa ma secca perché il forte vento ha asciugato tutta l’umidità. Buon riposo per tutti. Laura sta finalmente meglio. Continua ad esserci forte vento (questa notte raffiche fino a 28 nodi) ma splende il sole con poche nuvole. E’ vento di terra, dice lo skipper. E’ previsto peggioramento, lo skipper ordina cerata per tutti, che obbedienti ci equipaggiamo al meglio: berretto guanti, cerata, scarpe alte, siamo tutti bardati da nave rompighiaccio!! Alle sette e mezza partiamo, non c’è tempo per andare a salutare il Sig. Aiello ma senz’altro gli manderò una cartolina dal continente! La flotta veleggia a tutta birra diretta al Circeo: tutti contribuiscono alle manovre e con spirito di competizione si studiano le rotte, qualcuno si sta dirigendo troppo sottocosta, altri sono troppo al largo noi siamo centrali, col contrappeso giusto. Più si avanza e più si riduce il vento. A un certo punto, gli equipaggi della flotta in comunicazione tra loro decidono di proseguire per Nettuno direttamente perché per domani è previsto un peggioramento delle condizioni climatiche. Intanto aumenta il caldo e mano a mano ci si alleggerisce degli indumenti fino a mettersi distesi e sbracati a prendere il sole. A metà giornata c’è poco vento, il mare è calmo  e si accendono i motori. Si decide anche di fare un breve stop per l’ultimo bagno di stagione prima di pranzo: stavolta io, Ingio ed Anna in ciambella al traino più altri due dell’altra barca. E’ veramente l’ultimo veloce  bagno di mare!! Poi spritz tartine,  e tante altre squisitezze per cercare di finire la cambusa. Ammiriamo a destra la costa del Circeo e in prossimità di Nettuno il rosso sempre più intenso del tramonto. Dopo un tentativo fallito di far carburante, ormeggiamo lentamente allo stesso posto della partenza. C’ è tutto il tempo per una abbondante doccia finale al bagno della marina. Il cielo comincia ad annuvolarsi ed i veneti che partiranno subito domattina presto cominciano ad organizzare i bagagli. C’è tempo per l’ultima cena insieme che decidiamo di consumare per la prima volta sotto coperta perché è un po’ freddo. Il menù prevede una abbondante carbonara al provolone e brindisi finale di saluto. Nessuno ha voglia di andare a passeggiare in centro perché a tratti piove. Gli amici veneti vanno a dormire presto, noi decidiamo di andare a trovare gli altri in avamposto per i saluti, è calata tra noi la mestizia della fine della vacanza. Raggiungiamo l’equipaggio di Paul: sono ancorati in un posto freddo ed isolato ai margini del porto ma sono allegri e cantano. La passerella è molto precaria e Rita non rischia a salire restando sul molo. Da lì saluta tutti e dopo un breve brindisi si torna a dormire; solo Mighe e Piero continuano a festeggiare con gli altri amici. Durante la notte mi sveglia il ticchettio della pioggia e mi alzo a chiudere i tambucci e dare un’occhiata al cielo. Il tempo è stato molto benevolo con noi e tutto è proceduto bene, c’è stata collaborazione, rispetto e facile condivisione delle decisioni; abbiamo ammirato posti incantevoli che meritano un ritorno, ci siamo compresi e conosciuti un po’. Personalmente, credo di essermi anche rilassata parecchio, cosa che è successa di meno nell’altra crociera alle isole ioniche. Forse perché questa è stata una vacanza più breve? O è merito dell’ottima compagnia?

 

Mercoledì 1 Novembre.

Gianni Anna e Laura di buon mattino completano il trasbordo dei bagagli. Ci salutiamo affettuosamente proponendoci di rincontrarci chissà dove. Stiamo tutti pensando al rientro, a chi ci sta aspettando, ai percorsi più comodi, al possibile traffico. La consegna della nostra barca Afrodite avverrà alle 12 circa, ma il tempo non è buono per fare qualche bordo aggiuntivo finale. Siamo in cinque a colazione e con lenta pigrizia cominciamo a preparare i bagagli e a dividere la cambusa avanzata. Si fanno gli ultimi conti e tutto è pronto per la partenza. Chiacchieriamo un po’, Ingio prende accordi per i prossimi incontri e dopo aver salutato gli altri ragazzi di Ferrara Piero e il nostro skipper Mighe che aspettano ancora per consegnare le barche, verso le 11.30 dopo aver accompagnato Gilberto alla stazione io Rita e Ingio partiamo alla volta di Tivoli dove ci aspetta Antonella. Dopo il pranzo andiamo a casa sua e.. il cerchio si chiude perché il suo amico ospite Francesco, di professione archeologo, ci racconta che ha partecipato agli scavi di Ventotene, che ha vissuto lì, ci si è sposato e conosce ovviamente il Sig. Aiello e Salvatore! Verso le otto di sera siamo a destinazione dopo aver attraversato di nuovo l’amato Abruzzo.

 

LA VACANZA E’ FINITA, CIAO A TUTTI E GRAZIE PER LA BELLA  AVVENTURA!

A PRESTO,  FRANCESCA

 



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