Home Foto e racconti racconti delle nostre attività Barca sicura di Ernesto Tross prima uscita report by Ale

Prima uscita con La "Barca sicura" di Ernesto Tross

report by Ale

Dopo tanta carta, tanti calcoli, tante e-mail... eccomi qui. Sono a Fiumicino, è un
pomeriggio di inizio Giugno 2009 e mi trovo davanti alla barca attorno a cui mi sono
affaccendato negli ultimi 3 anni. L’Orso Bianco, il nuovo T-Boat 10 metri di Ernesto Tross,
ora galleggia fiero e non vede l’ora di svelarci i suoi segreti.
Il primo contatto mi restituisce sensazioni di maggiore eleganza (si può dire?) e
lucentezza rispetto all’Orso Grigio, in generale le linee sono più aggraziate ed è evidente il
lavoro di “lisciatura” al computer della carena. Naturalmente ad attirare l’attenzione è però
l’albero, posto così a poppa e con quei tre stralli che campeggiano in bella vista.
Dovendo rimandare al giorno successivo le sensazioni in navigazione, passo a
“misurare” letteralmente l’interno. La disposizione degli interni ricalca quella del 9 metri con
cucina lineare sulla sinistra a pruavia del carteggio, sulla dritta invece appena dopo la discesa
troviamo la cabina di poppa con porta stagnabile e il grande quadrato formato da un tavolo
con divani sui tre lati. La cassa della deriva passante è il perno attorno a cui ruota la
disposizione degli arredi, infatti divide la zona appena descritta dalla grande cuccetta doppia a
giorno e dal bagno situato a sinistra. Dietro la porta stagna di prua, un grande ambiente
attrezzato ad ufficio-officina-studio. Gli ultimi due spazi stagni rimangono il gavone
dell’ancora a pruavia della zona abitabile e un grande locale-ripostiglio accessibile
dall’esterno e dall’interno a poppavia del carteggio, in corrispondenza della cabina di poppa.
L’ambiente è, come al solito parlando di Ernesto, molto luminoso e armonico nelle
distribuzioni dei volumi e dei colori. Ogni misura è ponderata e ogni particolare è curato.
Sotto il pagliolo trovano posto le casse d’acqua dolce, le acque nere ma soprattutto i pani di
piombo di zavorra, ben rizzati. L’aerazione e l’isolamento sono superlativi, tra oblò e
passauomo la circolazione d’aria è ottima ed Ernesto racconta di temperature tropicali usando
in pieno inverno la stufetta a petrolio.


Il giorno successivo ci stacchiamo dal molo in mattinata, la manovra è tranquilla pur
dovendo tenere la pala del timone parzialmente sollevata a causa del fondale di appena un
metro. Il motore a giri minimi fornisce la spinta necessaria alla navigazione fluviale e anche
su alcune onde fastidiose appena prima della barra alla foce - corte e ripide - non rileviamo
particolari problemi. La barca non batte troppo sull’onda e ha movimenti gentili, seppur con la
deriva tutta sollevata.
I primi minuti in mare sono caratterizzati da un fastidioso mare confuso e vento debole,
ma la barca sia sotto la sola vela principale (il fiocco di mezzo) sia sotto le due vele maggiori,
reagisce prontamente e vira agevolmente, accettato l’inconveniente di passare le scotte del
genoa grande a pruavia del secondo strallo.
Ad un leggero aumento dell’intensità del vento e diminuzione del moto ondoso
corrisponde un sensibile miglioramento delle prestazioni: stimiamo una velocità di 4 o 5 nodi
di bolina con poco meno di 10 nodi di aria, sempre con solo due vele e la deriva
completamente sollevata. Riteniamo che la leggera tendenza puggera scomparirà con la deriva
abbassata e dopo la definitiva sistemazione del corredo velico.
Alle altre andature la barca accelera e diventa veramente comoda, l’assenza del boma
lascia ampio spazio e regala grande serenità, non facendone rimpiangere l’eliminazione.
Abbiamo provato al lasco ad issare una carbonera a poppavia dell’albero, cosa assai agevole e
di sicuro vantaggio.       Sotto pilota, una volta messo in acqua il trim poppiero, ci siamo dedicati ad un delizioso
pranzetto all’ombra del tendalino, annaffiato da vino fresco grazie al frigo molto ben isolato e
alimentato dai pannelli solari orientabili. Dopo qualche piccolo litigio con l’elettronica del
pilota, le correzioni sono diventate quasi nulle, rivelando un’eccellente bilanciamento e
facendo prevedere un consumo irrisorio.
Al rientro cerchiamo di mettere in comune le sensazioni che abbiamo ricevuto, e sono
tutte assolutamente positive. La barca risponde esattamente alle richieste progettuali,
evidenziando anche alcuni pregi secondari e “non richiesti” quali le buone andature di bolina
senza deriva e la maggiore eleganza e leggerezza sull’acqua.
La grande sicurezza intrinseca, la semplicità di manutenzione e conduzione, l’economia
d’esercizio e l’indipendenza energetica erano obiettivi primari e sono stati raggiunti in pieno:
come tutti quelli di Ernesto, però, anche questo è un “work in progress” e la lista dei piccoli
aggiustamenti prende forma per la prossima avventura, sperando che diventino patrimonio di
tutti. Insomma, come recitano i bagli massimi degli Orsi: “Meglio fare e pentirsi, che non fare
e pentirsi” L.d.V.

Cerca